Ombre
I primi sei mesi, un anno a dir molto, tutto ti sembra ancora quasi come prima; gli amici, i conoscenti ed i familiari rimasti in Italia ti scrivono, ti chiamano, ti raccontano ma soprattutto ti fanno domande e insomma ti fanno capire chiaramente che sei nei loro pensieri. Non ti hanno dimenticato e forse sperano ancora, in fondo in fondo, che tu ritornerai e questa pazzia finirà.
Poi, con il passare dei mesi e degli anni, i contatti diventano sempre più sporadici, ti scrivono magari una volta ogni tanto, rispondono lentamente alle tue email o ai tuoi messaggi, e alla fine smettono di chiamare. Da parte tua però mica è cambiato nulla; dal tuo punto di vista loro sono ancora amici, fratelli, sorelle ed ex colleghi di lavoro, esattamente gli stessi di prima.
Questo, quindi, realizzi: tu ora sei nient’altro che una figura evanescente; nella loro vita indaffarata non c’è più posto per te, sei diventato un’ombra, il ricordo di un passato lontano, da dimenticare. Sei un corpuscolo estraneo nell’occhio, qualcosa di cui liberarsi per potersi finalmente concentrare su ciò che conta: la quotidianità, i figli, il lavoro, le vacanze... Quasi come se tu non avessi a tua volta figli, un lavoro e problemi da risolvere. Ma tu sei quello che li ha abbandonati, che ha deciso di partire e per questa ragione non merita più la loro attenzione. Anche se non lo ammetteranno mai, non ti hanno perdonato di essere fuggito e il rancore si trasforma a poco a poco in oblio.
E questa scoperta ti sorprende, ti delude e ti rattrista, perché nessuno merita un’esistenza invisibile. Le ombre non esternano emozioni, non parlano e non sentono, il loro dolore è muto, solitario.
Eppure, nelle profondità recondite del nostro cuore continuiamo a sperare, a cercare giustificazioni per il loro comportamento, ad amarli come prima, nonostante la distanza, nonostante tutto.